24 Novembre 2008

Vittime dell'opportunismo

La notizia è di sabato scorso. Uno studente di 17 anni è morto a causa del crollo di un controsoffitto in un liceo scientifico della provincia di Torino. A pagare le spese della totale mancanza di sicurezza dovuta forse all’incuria, forse alla superficialità degli interventi strutturali fatti di recente nell’istituto, sono state, oltre alla giovane vittima, altre 20 persone, una delle quali (un altro ragazzo) ferita gravemente e a rischio paralisi.

Immediatamente è partito un macabro balletto mediatico: i soliti avvoltoi di Studio Aperto si sono cimentati nella specialità in cui sono imbattibili: i servizi strappalacrime in cui stuprano la privacy e soprattutto il dolore delle famiglie toccate dalla triste vicenda; le edizioni online di tutti i quotidiani esistenti sul suolo italico si sono fiondate a peso morto sulla storia da sbattere in prima pagina. Intendiamoci: è giusto che i giornali raccontino il fatto, è giusto che rendano noto ai cittadini ciò che è successo e che potrebbe succedere di nuovo. E’ la funzione degli organi di informazione, è anche un servizio di cui beneficiano i lettori. In questo caso, però, hanno fatto di più, molto di più. Hanno affrontato, secondo me, il tragico fatto, in maniera a dir poco opportunista. Come sempre, la morte è diventata il pretesto per una squallida serie di rivendicazioni, per un pietismo ipocrita, per le classiche “lacrime di coccodrillo”.
All’improvviso la sicurezza nelle scuole è diventata una priorità, come è giusto che sia. Quello che mi rende sconcertato è la tempistica: prima che ci scappasse il morto, nessuno si preoccupava della precaria condizione delle strutture scolastiche, nessuno faceva lunghi e accorati speciali televisivi sull’argomento, nessuno dedicava interi siti web alle segnalazioni di studenti e professori. Eppure (cito un articolo apparso su “Il Manifesto” del 23 novembre) nel 2007 sono stati 90478 gli infortuni “sul lavoro” ai danni degli studenti, 12912 per quello che riguarda insegnanti e bidelli. Chi osava avanzare dubbi sulla questione della sicurezza, chi si permetteva di polemizzare contro il degrado che tuttora accomuna centinaia di istituti, come minimo veniva ignorato; nella peggiore delle ipotesi era accusato di essere pretestuoso.
La tragedia di Rivoli è stata gravida di conseguenze, soprattutto sul versante della comunicazione. Con una velocità impressionante è diventata una questione politica. Assessori, Ministri, maggioranza e opposizione, amministratori locali e segretari di partito; ognuno ha detto la sua sull’argomento, non risparmiando aspre (e generiche) critiche all’operato del Governo (nel caso dei politici di opposizione) o energiche (e squallide) arringhe in difesa della (giustamente) vituperata Gelmini e dei suoi colleghi. Ancora una volta, il fulcro del dibattito è una delle tante uscite a vuoto del Presidente del Consiglio (nella fattispecie quella sulla “drammatica fatalità”) e non il fatto in sé e la strada da percorrere affinché non si ripetano più cose del genere. Ora, non voglio lanciarmi nel pistolotto pietoso e nemmeno in un qualunquista attacco a testa bassa nei confronti della politica. Dico semplicemente che è mostruoso urlarsi addosso e rimpallarsi le responsabilità anche davanti all’evidenza di un problema che è stato latente per decenni, emerso ora in modo più che mai dirompente. I mezzi di informazione, con avvilente servilismo, non hanno tardato a prendere le parti di questo o quell’altro, dimenticando la sostanza degli eventi e trasformando la notizia in una sorta di leggenda popolare, fonte di becere chiacchiere da bar (quello di fronte a Montecitorio), gossip per avvinazzati e passivi fruitori di pappette pseudo-giornalistiche.

Ora che il dramma si è consumato, è di moda parlare di sicurezza, è di moda indignarsi per l’accaduto. Tutto questo è linfa vitale per il sempre più ampio partito dell’ipocrisia, del “tanto sono tutti uguali”. Spero, però, che a questo punto, dalla merda dei falsi sentimenti nasca il fiore dell’azione concreta. Spero che le insipide parole di finto dispiacere vomitate dal vip di turno si trasformino in interventi veri, tangibili, a favore di una scuola che sta perdendo pezzi non solo culturalmente, ma anche fisicamente.

3 commenti

  • Sallybowles

    non

    non ci illudiamo.

    si risolverà come l'"allarme sicurezza": carabinieri ed esercito sparsi per tutta Roma per i primi mesi e televisoni che ne tessevano le lodi incessantemente per poi ritrovarmi l'altro ieri sera alla stazione Giustiniana (adiacente a La Storta, scenario di uno dei due ben noti misfatti di matrice rom-ena -piccolo OT: secondo te come mai il termine rumeno di colpo è stato sostituito dagli amici giornalisti con quello di romeno?-) completamente priva di illuminazione alle ore 22, ovviamente deserta e...indovina un po?

    neanche una miserrima guardia giurata pronta ad intervenire in caso ce ne fosse stato bisogno...dopotutto chi se la ricorda l'emergenza sicurezza ormai che il dado elettorale è stato tratto?
    Scritto il: 24/11/2008 18:29:28
  • Martyviola

    complimenti!!

    credo che tu abbia pienamente ragione nell'affermare che solo dopo che accade una tragedia come questa la gente inizi a preoccuparsi e sono d'accordo anche quando dici che ormai la morte fa più notizia della vita!! ti faccio i complimenti per le cose che hai detto!
    Scritto il: 24/11/2008 17:29:45
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